La Commissione europea accelera sul sostegno finanziario e militare all’Ucraina, avviando i passaggi preparatori per l’attuazione del nuovo Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro e annunciando parallelamente il trasferimento di 1,4 miliardi di euro di profitti straordinari generati dagli asset russi immobilizzati nell’Unione. Le due iniziative si inseriscono nella strategia europea di sostegno a Kyiv per il 2026 e il 2027, con un focus immediato sia sul fabbisogno di bilancio dello Stato ucraino sia sul rafforzamento urgente della capacità produttiva e di approvvigionamento nel settore della difesa, a partire dai droni.
Nel dettaglio, la Commissione ha adottato una proposta di decisione di esecuzione del Consiglio che fissa in 45 miliardi di euro il sostegno da destinare all’Ucraina entro il 31 dicembre 2026, cioè la prima metà del prestito complessivo da 90 miliardi, mentre la parte restante è prevista per il 2027.
Secondo Bruxelles, questa ripartizione tiene conto sia del fabbisogno di finanziamento esterno dell’Ucraina sia delle esigenze legate alla difesa. La proposta definisce anche la suddivisione tra sostegno di bilancio e sostegno all’industria della difesa: fino a 16,7 miliardi di euro andranno al supporto di bilancio, ripartiti in misura uguale tra Ukraine Facility e assistenza macrofinanziaria, mentre 28,3 miliardi saranno destinati alle capacità industriali ucraine nel settore della difesa.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha rivendicato il valore politico dell’iniziativa, affermando che l’esecutivo UE è pronto a dare attuazione al prestito da 90 miliardi di euro e a mobilitare il bilancio di quest’anno per acquistare equipaggiamenti per la difesa, “con un focus sull’industria ucraina dei droni, all’avanguardia”. Von der Leyen ha aggiunto che, nel quarto anniversario del massacro di Bucha, Bruxelles intende inviare “un messaggio chiaro”: la Commissione “è pronta ad andare avanti” e resta “pienamente e fermamente al fianco del coraggioso popolo ucraino e della sua lotta per la libertà”.
Proprio sul fronte dei droni, la Commissione ha adottato anche una decisione che consente all’Ucraina di ricorrere a deroghe negli appalti per questo tipo di prodotti. Bruxelles motiva la scelta con il fatto che, per un Paese in guerra, la capacità di difendere il proprio territorio dipende dalla disponibilità rapida di prodotti critici nelle quantità necessarie e in tempi molto brevi. Questa decisione dovrebbe quindi agevolare i preparativi per i primi acquisti urgenti nel quadro dello strumento e sarà seguita nei prossimi mesi da ulteriori programmi relativi ad altri prodotti per la difesa, inclusi missili e munizioni. Secondo quanto sottolineato da Euronews, le spese per i droni saranno escluse dal criterio del “Made in Europe”, così da consentire all’Ucraina di reperire componenti a basso costo sul mercato globale.
La parte di sostegno di bilancio, sottolinea la Commissione, sarà accompagnata da condizioni stringenti legate allo Stato di diritto, alla lotta alla corruzione, alla resilienza economica e alla sostenibilità. Una prima quota dovrebbe essere erogata attraverso lo strumento di assistenza macrofinanziaria, una volta completati i passaggi legali e operativi necessari tra Commissione, Ucraina e Stati membri.
Il prossimo passaggio formale sarà ora l’esame da parte del Consiglio della proposta della Commissione relativa all’approvazione del sostegno per il 2026. Successivamente, gli Stati membri dovranno decidere l’allocazione concreta delle risorse tra Ukraine Facility, assistenza macrofinanziaria e difesa.
Il nodo Ungheria
Le mosse di Bruxelles giungono mentre l’Ungheria continua a fare ostruzione. Il premier Viktor Orbán sta bloccando la linea di salvataggio finanziaria nel quadro dello scontro aperto con Kyiv sull’oleodotto Druzhba. L’Ucraina sostiene che l’infrastruttura sia gravemente danneggiata e debba essere riparata dopo un attacco di un drone russo, mentre Budapest accusa Kyiv di tenerla deliberatamente chiusa per influenzare l’esito delle elezioni ungheresi del 12 aprile.
Secondo quanto riferisce sempre Euronews, molti funzionari si aspettano che il veto resti almeno fino a dopo il voto, anche perché Orbán ha fatto dell’opposizione al sostegno all’Ucraina uno dei temi centrali della campagna elettorale, in un momento in cui appare in difficoltà nei sondaggi rispetto allo sfidante Péter Magyar.
Secondo la stessa ricostruzione, la Commissione intende comunque predisporre tutti gli elementi necessari per far partire il prestito da 90 miliardi non appena la controversia verrà risolta. Il testo presentato mercoledì rappresenta infatti soltanto il primo dei quattro documenti necessari per mettere in moto l’intero programma, mentre gli altri tre sono attesi nei prossimi giorni.
Il processo dovrebbe procedere senza particolari ostacoli sul fronte interno, perché Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno ottenuto un opt-out dal prestito e risultano quindi escluse dal voto sulle componenti operative dello strumento. L’ostacolo principale, sempre secondo Euronews, riguarda invece un regolamento separato che modifica il bilancio comune dell’Unione per consentire il prestito congiunto a un Paese non membro dell’Ue: è questo il tassello che richiede l’unanimità ed è proprio su questo che Budapest sta bloccando l’intesa.
La Commissione, da parte sua, ha alzato il tono dello scontro istituzionale. Rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont di mercoledì primo aprile, un portavoce dell’esecutivo UE ha ricordato che i 27 leader, Orbán compreso, avevano raggiunto un’intesa politica al vertice di dicembre, aggiungendo che Bruxelles si aspetta che tutti gli Stati membri rispettino tale impegno. Il mancato rispetto, ha avvertito il portavoce, costituirebbe infatti una violazione del principio di leale cooperazione.
Gli scenari futuri dipendono molto dalle elezioni che si terranno in Ungheria il prossimo 12 aprile. Infatti, in caso di vittoria di Magyar le possibilità di un sollevamento del veto aumenterebbero, mentre in caso di conferma di Orbán, resta invece aperta l’incognita se il premier ungherese sceglierà di cedere oppure di irrigidire ulteriormente la propria posizione.
La Slovacchia non ha mai bloccato il prestito da 90 miliardi all’Ucraina
Nuove risorse dagli asset russi immobilizzati
Ai passaggi preparatori per l’erogazione del sostegno finanziario a Kyiv, si aggiunge il nuovo flusso di risorse derivanti dagli asset russi immobilizzati nell’Unione. Martedì 31 marzo l’UE ha ricevuto 1,4 miliardi di euro di profitti straordinari generati dagli interessi maturati sui saldi di cassa provenienti dai beni della Banca centrale russa bloccati nei depositari centrali di titoli europei. Si tratta del quarto trasferimento di questo tipo, dopo la terza tranche versata nell’agosto 2025, e copre i proventi accumulati nella seconda metà del 2025.
Anche su questo punto von der Leyen ha insistito sulla destinazione immediata dei fondi, affermando che “questi 1,4 miliardi saranno diretti dove sono più necessari: per sostenere lo Stato ucraino, preservare i servizi pubblici essenziali e sostenere le coraggiose forze armate ucraine”. La presidente ha aggiunto che l’impegno europeo per “la vittoria e la libertà dell’Ucraina” resta “incrollabile”.
Secondo la Commissione, il 95% dei proventi sarà utilizzato attraverso l’Ukraine Loan Cooperation Mechanism, che serve a fornire un sostegno non rimborsabile utile ad aiutare Kyiv a ripagare il prestito di assistenza macrofinanziaria dell’Ue e i prestiti bilaterali concessi dai Paesi del G7 nell’ambito del medesimo meccanismo. Il restante 5% confluirà invece nell’European Peace Facility, destinato a sostenere i bisogni militari e di difesa più urgenti dell’Ucraina.
Nel ricostruire il contesto, Bruxelles ricorda che dall’inizio della guerra di aggressione russa l’Unione europea e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un sostegno complessivo pari a 195 miliardi di euro, inclusi 3,7 miliardi provenienti dai proventi degli asset russi immobilizzati, una cifra che secondo la Commissione supera quella di qualsiasi altro partner. Il nuovo Ukraine Support Loan, aggiunge l’esecutivo Ue, copre circa due terzi del fabbisogno finanziario complessivo dell’Ucraina per il 2026 e il 2027, secondo le valutazioni del Fondo monetario internazionale, rendendo però ancora essenziale il contributo coordinato degli altri partner internazionali, a partire dagli impegni del G7.

